Cervelli in fuga – concerto di chiusura

Nel Settecento, la musica non aveva passaporto, ma aveva una lingua franca: l’italiano. I compositori che ne padroneggiavano il linguaggio percorrevano l’Europa, portando con sé un sapere raffinato.
Antonio Caldara, veneziano di nascita e viennese d’adozione, scrive la Missa dolorosa per la corte imperiale degli Asburgo. Si tratta di musica italiana allo stato puro, intrisa di lirismo e contrappunto, e non è un caso se il boemo Zelenka ne farà una copia.
Il bolognese Giovanni Bononcini, celebre a Vienna e poi a Londra, firma nel 1722 il suo Anthem for the Funeral of the Duke of Marlborough. Una tragica occasione che gli offre però l’opportunità di dimostrare quanto vale, avendo a disposizione un organico di 70 elementi: quanto bastava per dare nell’occhio e irritare il suo contemporaneo, Händel.
E Händel, appunto: tedesco di formazione, romano di tirocinio, inglese di elezione. Nei Chandos Anthems – tra cui questo splendido Let God Arise – il suo stile porta i segni indelebili del Grand Tour italiano: armonie di Corelli, cantabilità di Scarlatti, drammaturgia tutta mediterranea.
Una storia di incontri, di musicisti che hanno abbandonato le proprie radici per diventare grandi e che, viaggiando, hanno plasmato il gusto di un intero continente.

CORO E ORCHESTRA GHISLIERI
Giulio Prandi
, direttore

Antonio Caldara: Missa dolorosa (1735)
Giovanni Bononcini: Anthem for the Funeral of the Duke of Marlborough (1722)
Georg Friedrich Händel: Let God Arise HWV 256a (dai Chandos Anthems, 1718)
Ingresso libero fino a esaurimento posti